La Stampa, pag. Novara e Vco, 3 dicembre 2025
Sabato e domenica le sue opere in mostra a Villa Ducale
Nuzzi Chierego, l’artista che aveva Stresa nel cuore
La Storia, di Cristina Pastore, Stresa
Per quarant’anni scelse di vivere a Stresa: un luogo che le consentiva di raggiungere facilmente Milano, dove aveva la fonderia di riferimento per le sue sculture in bronzo, e dove la luce e i colori nel trasmutare delle stagioni, tra acque e montagne, favorivano uno stato di contemplazione necessario per trasferire alle sue opere quella sensazione di calma serenità, intrisa di malinconia, che ne sono la trama sottile.
Nuzzi Chierego, nata a Fiume come Nives Ivancich nel 1905 e scomparsa a Stresa nel 2001, dove si era trasferita con il pensionamento del marito, l’ingegner Bruno Chierego, non amava il clamore e conduceva una vita riservata: le sue migliori compagne, dopo la pittura, erano la poesia, la preghiera e l’affezionatissima Alba Canali. Per 60 anni fu la persona a lei più vicina e sua assistente. “Fu la mia madrina di Cresima. La conobbi quando avevo quattro anni, fu amica di mia mamma, a Milano frequentavano lo stesso circolo culturale” ricorda la custode dell’eredità artistica di Nuzzi Chierego.
Interverrà alla mostra in programma sabato e domenica a villa Ducale, ospite dei Padri Rosminiani, che lì hanno il loro Centro Studi. I quadri in esposizione domenica 7 al pomeriggio e lunedì 8 dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, in occasione della patronale di Sant’Ambrogio, saranno almeno 25. L’allestimento è curato dal Gruppo artistico culturale che con il sostegno dell’amministrazione comunale ha voluto organizzare l’evento nel 120° anniversario di nascita dell’artista, che riposa al cimitero di Stresa e realizzò anche opere conservate nella chiesa di San Carlo e nella parrocchiale di Carciano.
Domenica alle 15.30 Alba Canali terrà una relazione sull’Artista. “Attraversò tutte le correnti del Novecento, andando oltre: maturando una consapevolezza che la rese unica” riporta Canali.
Nuzzi Chierego viene ricordata anche attraverso le pagine della monografia, edita da Pazzini, “L’arte della silenziosa gioia”. Le nature morte, i paesaggi e i ritratti sono specchio dell’anima di una donna generosa e positiva, ma che evitava la ribalta, quotidianamente immersa nella sua “feconda creatività”. Nei suoi quadri sono seminate tracce simboliche, che accendono connessioni col miracolo della vita e l’infinita bellezza del creato.
