Padiglione delle Esposizioni

Luogo: Abbazia

Data: 1938, dal 29/5 al 12/6


29 maggio – 12 giugno 1938 – XVI  
Azienda autonoma di soggiorno  
Padiglione delle esposizioni – Abbazia
(a cura dell’Associazione Donne Artiste e Laureate)
 

“Maternità” (olio)

Diremo innanzi tutto che questa mostra della signora Nuzzi Chierego ad Abbazia è caratterizzata da una novità: il piccolo Nudo in bronzo, col quale, per la prima volta, la brava pittrice fiumana si cimenta nella scultura. Come si vede, il tentativo è pienamente riuscito ed è tanto più ammirevole in quanto la Chierego , non ha avuto aiuti o indirizzi di maestri né di scuole, ma si è fatta guidare solo dalla passione dell’arte, dall’istinto dell’arte, che in Lei è vivissimo, palese, sicuro, presente in ognuno dei suoi lavori, siano essi paesaggi o figure, fiori o nature morte o soprattutto quelle delicatissime variazioni della “Maternità” – mamme e bambini – che hanno tutte le sue preferenze, che le permettono di raggiungere effetti di grande efficacia e di più grande suggestività.

 

ELENCO DELLE OPERE

 

 La stampa disse:

Una Mostra di Nuzzi Chierego a cura dell’Associazione Donne Artiste e Laureate.

 Alla fine di maggio, per cura dell’Associazione Donne Artiste e Laureate, la giovane pittrice fiumana, signora Nuzzi Chierego, terrà ad Abbazia una mostra personale dei suoi lavori. Non è la prima volta che la eletta artista affronta il giudizio del pubblico, perché a Milano, nel 1935, si ebbe il favore della critica con parole assai lusinghiere. E da quella epoca essa lavorò con sempre crescente entusiasmo  e riuscì a trasmettere nei suoi lavori la vibrazione della sua anima. Quasi tutte le sue tele sono ispirate a un tenero affetto materno, e nei bambini soprattutto ella ci dà il riflesso delicato della sua profonda sensibilità.

 Artista squisitamente femminile, la pittrice concittadina porta, nei suoi dipinti, l’impronta di una personalità viva, inconfondibile che si rivela attraverso a uno stile sobrio ma d’immediata efficacia.

 La manifestazione artistica indetta dall’Associazione Donne Artiste e Laureate sarà indubbiamente accolta con grande interesse del nostro pubblico al quale sono note le lusinghiere affermazioni già conseguite dalla signora Nuzzi Chierego. 

 

 Corriere della Sera, 1 giugno 1938

 

 

È merito dell’Associazione delle Donne Artiste e Laureate di Fiume di aver offerto ad Abbazia una Mostra d’arte così interessante ed attraente com’è quella della pittrice e scultrice Nuzzi Chierego-Ivancich, inauguratasi domenica dopopranzo al padiglione delle Esposizioni. In essa sono esposte circa sessanta opere che assurgono a una rassegna di importante considerazione sia per le pregiate virtù artistiche della signora Chierego che per le singole bellezze e i particolari valori delle varie opere esposte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per iniziativa dell’Associazione Donne Artiste e Laureate di Fiume, Abbazia ha avuto al Padiglione d’arte la Mostra della pittrice e scultrice Nuzzi Chierego-Ivancich, di Fiume, ma domiciliata a Milano dove si è dedicata all’arte con grande passione e felice temperamento, richiamando ben presto l’attenzione e l’interessamento della critica che le ha espresso ripetutamente vive adesioni.

 

 Alla mostra di Abbazia emergono in modo evidente, la maturità d’arte della Chierego, la sua vasta conoscenza della tecnica pittorica e una indiscutibile personalità.

 

 Si osserva nei suoi quadri una spiccata varietà di tecniche, la quale dimostra come l’artista consideri il soggetto nell’atmosfera della sua intrinseca espressione e lo dipinga così, lasciandosi guidare dalla sua fine sensibilità, sicura com’è del disegno e dell’impasto cromatico. Non si rivela quindi nelle sue opere una determinata scuola predominante, ma ben si osserva la base di severi studi, compiuti con buoni maestri e suffragati da una innata disposizione.

 

 Pittrice delicata, elegante, equilibrata, fedele ai canoni tradizionali della pittura, eppur così viva, fresca, aderente ai nostri tempi, Nuzzi Chierego-Ivancich eccelle nell’arte del ritratto con grazia, profondità di sentimento, signorilità e distinzione. Le sue figure risaltano per morbida plasticità, per un diffuso senso di vitalità interiore, per naturalezza di peso: fattori che ci dicono con qual profonda spiritualità artistica essa consideri, studi e tratti i suoi modelli.

 

 Maternità è una delle opere che più commuove: in essa la poesia dell’austera concezione si effonde con un senso quasi mistico, di elevato significato umano e sociale; si espande il senso ideale della purezza della donna sublimato nella sua luminosa e dolce missione materna. La luce che ravviva la figura della madre e avvolge il bambino steso al suo grembo, assume un significato che dà alla tela una spiritualità superiore. È trattato con bell’impeto artistico nello scorcio e nel gioco dei movimenti ed ha un’impronta vigorosa di eminente valore. Queste qualità si ripercuotono del resto in tutti i ritratti della Mostra. Avvince “Lampada rossa” di bella fattura, originale, accurata, rispecchiante la figura femminile in un atteggiamento leggiadro, di cui colpisce lo sguardo raccolto in un nostalgico lontano pensiero. La serica veste rossa è accesa da un raggio di sole che dà al quadro un tono elevato, rafforzato da una profonda conoscenza psicologica del soggetto che esprime l’armonia di un’anima gentile e appassionata.

 

 Dolce sinfonia di colori derivati sempre da una tavolozza, per quanto gioconda, composta, si nota in “Sorriso”, figura incisiva, plastica, espansiva e comunicante che piace anche per l’originalità dell’inquadratura.  Profusione di luce e molta serenità si denotano nella “Lettura” ove il volto femminile chino sul libro aperto esprime la concentrazione di pensiero, e anche qui, benché le palpebre socchiuse nell’atteggiamento della meditazione nascondano la forza dello sguardo, il ritratto è vivo, parlante, convincente.

 

 “Donna pugliese” ci annuncia nell’abbozzo vigoroso del ritratto, le qualità scultoree dell’artista: è una testa di gagliarda espressione, da cui trabocca energia e decisione. La forte volontà, la franca durezza di questa donna semplice, lavorativa e sopratutto madre, sono marcate dallo sguardo acuto, penetrante e volitivo, dalla tensione muscolare del collo, dalla incisiva plasticità del volto.

 

 Una delicata testina di vecchia è il ritratto “Argento-avorio” che l’artista deve aver dipinto con predilezione. Belle le tele: “Vecchio”, “Hiberia”, “Renata…”; profondamente sentito nell’esaltazione materna “Madonna col bambino”, suggestivo “Marie”, ammirati i ritratti “Avvocato”,”Mio marito”, “Operaio”.

 

 Sono i bambini però quelli che specialmente attraggono la gentile artista; con essi ella gioisce, e sente plasmarsi l’animo a quello spirito di maternità che domina tutta la Mostra come un vessillo di vita e di fede. Ed ecco il gustosissimo quadro dei “Bambini d’Alto Adige”, tre paffuti fanciulli biondi e dagli occhi ceruli, graziosamente goffi nell’ingenuo atteggiamento della posa; oltre ai valori cromatici espressi con una foga che piace, c’è nel quadro profusione d’amore infantile, di poesia paesana, di vita semplice e sana. Esso apre la via ai ritratti di bambini, uno più vivente dell’altro, come l’aristocratico pastello “Margherita Camerini” trattato con bella tecnica in una distesa di toni sobri amalgamati da una luminosità dominante in cui si afferma la dolce espressione della bambina ritratta; la fine figura di “Luisella” che spicca nella posa aggraziata con la vaporosa veste azzurro-rosa. Bambini e bambini. Ecco il graziosissimo “Risveglio” che presenta un piccino appena desto con gli occhi ancora assonnati e languidi, ecco “Renata”, ecco il fine disegno “Piccina” ed ecco ancora l’ottima sanguigna “Maternità”.

 

 Opera d’arte pregevole è il Nudo centrale, pulsante di vitalità ed emergente dallo sfondo nel gioco dello scorcio delicato, morbido, di notevole forza coloristica. Seguono il Nudo (N° 19) ammirato per la naturalezza della posa e l’eleganza delle linee, lo studio del “Dorso” e un altro nudo a pastello.

 

 Completano la Mostra pittorica numerosi soggetti di paesaggio e interni e fiori ad olio e a pastello. Piacciono per la loro espressione armoniosa, le visioni pittoresche, gli accordi poetici, i bozzetti fatti sul Lago Maggiore, le vedute montane di Gressoney, i giardini di Alassio, le visioni del Garda, eppoi fiori e fiori: anemoni, violacciocche, calendole, primule e infine una pregiata scultura: un Nudo in bronzo di delicata fattura che riconferma appieno le eminenti qualità dell’artista.

 

 1938, luglioAbbazia e la riviera del Carnaro, N° 7, Fiume – Abbazia - Laurana:

 

 Un’artista fiumana: Nuzzi Chierego-Ivancich

 

 1938 Attività muliebre, Rassegna bimestrale dell’Alleanza Muliebre Culturale Italiana, MilanoAnno VII, Marzo-Aprile XVI, pagg. 14-15:

NUZZI CHIEREGO (clichés. “Maternità”, tre bambini d’Alto Adige, Ritratto di bimba con gonna vaporosa e nastro raso in vita)

 

 

 Fin da bambina la pittrice fiumana Nuzzi Chierego sentì una spiccata vocazione per l’arte. Le sue piccole mani inesperte maneggiavano con passione la matita e il pennello, sforzandosi di ritrarre gli oggetti che le stavano attorno. Ma non essendovi in Fiume la possibilità di avviarla a uno studio serio, iscrivendola a un’accademia o mettendola alla scuola di un artista, la pittura rimase a lungo per lei un sogno irrealizzabile.

 

 Venuta a Milano le era gioia e sofferenza a un tempo passare da una mostra all’altra, per studiare le opere dei diversi artisti, e davanti a quelle opere sentì più viva che mai la sua vocazione.

 

 Era una sofferenza intima e profonda nutrire dentro di sé tanto desiderio di tradurre sulle tele l’ispirazione della sua anima, e non averne la possibilità; tale sofferenza le strappava talvolta le lagrime.

 

 Risolse allora di presentarsi a un maestro, perché giudicasse se in lei c’erano veramente attitudini per divenire pittrice, e se era illusione la sua. Questi le riconobbe il talento artistico, ma con paterna bontà, non l’incoraggiò, e battendole bonariamente la mano sulla spalla le disse: “Pensi che l’arte è una croce!”

 

 Ella non si sgomentò e intraprese la sua educazione artistica, che compì sotto la guida di diversi maestri, finché sentì che ormai avrebbe potuto seguire sola la via che le si apriva davanti.

 

 Nuzzi Chierego da pochi anni è al lavoro, un lavoro serio, assiduo, profondo e ha dato figure e paesaggi nei quali c’è l’anima delle persone e delle cose. A “Casa d’Artisti” nel novembre del 1936 affrontò per la prima volta il giudizio del pubblico con una mostra personale, che ebbe il favore della critica.

 

 S’io confronto un suo primo nudo composto, corretto, coscienziosamente disegnato, ma che risente ancora la fatica dello studio e della ricerca, con quello morbido, fresco, spontaneo, fine di tono che oggi le sta sul cavalletto, mi rendo conto del grande cammino percorso da questa giovane pittrice.

 

 C’è in questa artista una grande interiorità d’affetti che si rivela nelle tele ispirate a un tenero senso materno. Nei bambini soprattutto ella ci dà il riflesso delicato della sua sensibilità profonda. Ella ama l’infanzia che va a cercare alla stessa Opera Maternità, per studiarla nelle sue manifestazioni così piene di grazia e di poesia.

 

 C’è nelle opere di questa pittrice la vibrazione della sua anima; non c’è preoccupazione di tecnica. La sua tecnica è varia, perché deve rispondere alla varietà dei soggetti, e agli effetti ch’ella vuol rendere. Messa la base del disegno, il colore serve a rendere lo spirito.

 

 Nei ritratti c’è un’impronta personale. Ciascuno di essi ha qualche cosa da dire, ha un particolare carattere da riflettere; sotto il suo pennello la figura si anima e vive.

 

 La stessa espressione di vita ella cerca di dare ai suoi paesaggi pieni di luminosità e soffusi di sentimento, fra i quali mi piace ricordare quelli del lago di Garda, così palpitanti della sua fresca personalità artistica.

 

 Nuzzi Chierego è artista veramente, e come tale si rende conto come una prima meta raggiunta, ne additi una nuova ancora più alta e più ardua, ed è perciò che ella lavora con sempre crescente entusiasmo, con la visione lontana di ideali sempre più luminosi.

 

 Cesara Mottironi  

 

 1938, 12 giugno, anno XVI La Vedetta d’Italia

 

 1938 (?) – Dalla Provincia de…. – pag. 4

 Da Abbazia. Le mostre d’arte al Padiglione. Profusione di sentimento signorilità e grazia nelle tele e nei pastelli di Nuzzi Chierego-Ivancich

 Anche quest’anno il padiglione delle Esposizioni, che già ospitò opere d’artisti di varia fama, raccoglie ora – inauguratasi prima di Pasqua – una mostra d’arte della pittrice Nuzzi Chierego-Ivancich, artista nel nostro ambiente poco conosciuta, perché è la prima volta che si presenta fra noi con un complesso d’opere tanto varie per i soggetti trattati e contemporaneamente tanto sentite per il calore e sentimento in esse abbondantemente soffuso.

 

 Tutte sono di una fattura artistica seria, di notevole valore, finezza di esecuzione, struttura organica e armonia di composizione, come è già stato rilevato su queste stesse colonne.

 

 La Chierego tratta la figura, sia nudo che ritratto, la natura morta ed il paesaggio, con la medesima disinvoltura, grazia e signorilità.

 La prima impressione che prova il visitatore, gettato uno sguardo superficiale al complesso delle opere esposte, è di quiete, di dolce serenità e, direi quasi, che lo sguardo passando frettolosamente di quadro in quadro, come vagando, goda la grazia e l’armonia in modo leggiadrissimo. La profusione di sentimento che le opere sanno suscitare nell’animo dell’osservatore, danno un vero senso di letizia.

 

 Autodidatta in principio, domiciliatasi a Milano, la Chierego seguì poi le direttive di insigni maestri che le furono di guida e di sprone. Guidata da una grande passione per l’arte, con uno studio della natura, continuo e diligente, con tenacia sorprendente, ella apprese tutte quelle finezze necessarie per una artista decisa ad arrivare senza deviazioni alla maturità artistica.

 

 Non è però questa la sua prima presentazione artistica in Italia. Nel 1936 esponeva a Milano alla Casa degli Artisti, un ritratto di signora per cui la critica fu larga di lodi lusinghiere. Ora che l’artista si presenta con una mostra complessa, si può giudicarla con maggior obbiettività.

 

 L’animo buono e gentile, il suo carattere mite ed il sentimento materno dell’artista, si specchiano nei suoi lavori con sincerità inconsueta e sorprendente e con un ardore comunicativo singolare.

 

 Le opere eseguite in tempi differenti, peccano forse di unità tecnica, non però a svantaggio delle stesse, perché la Chierego coscientemente adatta questa o quella tecnica ad uno o all’altro soggetto ottenendo quasi sempre l’effetto voluto.

 

 In due paesaggi a pastello tratta con delicata finezza l’armonia delle tinte grigie invernali, ed in alcuni tramonti infuocati sul lago di Garda, eseguiti a olio con vigorosa pennellata, si riflettono dei colori smaglianti, in contrastanti effetti di luce e di trasparenze.

 

 In varie nature morte, belle nella composizione, vedesi il continuo progredire nella scelta dei colori che maggiormente si fondono in una visione consonante sino ad arrivare al massimo della forza in un quadro riproducente delle calendole in due vasi posti contro una parete illuminata, sulla quale si vede con bell’effetto l’ombra dei drappeggi di una finestra. Ottima anche la tela riproducente tre vasi rossi con piante grasse, nel cui sfondo, attraverso una finestra, appare un suggestivo paesaggio all’ora del crepuscolo.

 

 Ma il soggetto che maggiormente colpisce l’animo della brava artista è il ritratto. Molti ve ne sono nella Mostra. Tutti hanno qualche attrattiva. Uno con luce artificiale d’un rosso fuoco dallo sguardo lucente. Un altro ancora in tinte grigie, già esposto a Milano alla permanente; poi un bambino (pastello), dallo sguardo dolce, con gli occhietti ancor assopiti dal sonno e le manine inquiete: è veramente un amore.

 

 I nudi poi son tutti trattati con cognizione anatomica; qualche volta, ma con dignità di proporzioni, sono un po’ sacrificati, volontariamente alcuni canoni dell’anatomia costruttiva, ma sempre a vantaggio della composizione.

 

 A sinistra dell’entrata della Mostra una piccola scultura, il cui originale era in plastellina ed il getto è stato fatto in bronzo, attira lo sguardo. E’ veramente bella. E’ un nudo di donna distesa su di un piano orizzontale, giacente in atteggiamento di grazioso abbandono. Questa scultura possiede una velatura di tinte calde e rivela come e perché le pitture della signora Chierego abbiano tutte una forza particolarmente scultorea.

 

 (Citato nel 1947: “Autodidatta in principio seguì poi le direttive di insigni maestri. “Guidata da una grande passione ella apprese tutte quelle finezze necessarie a un’artista decisa ad arrivare senza deviazioni alla maturità artistica.”)

 

 

 

 

 Cornelio di Giusti-Zustovich  

 

 La signora Nuzzi Chierego-Ivancich è nata a Fiume ma dimora a Milano dove si è dedicata all’arte con grande passione e felice temperamento, richiamando ben presto l’attenzione e l’interessamento della critica che le ha espresso speciali consensi alla sua prima mostra personale a Casa degli Artisti nel dicembre del 1936. In quell’occasione Ettore Cozzani così scriveva di lei: “E’ una donna volontaria e decisa; che sa quel che vuole. Essa ricerca lo spirito nella creatura umana, come essenza e base, non isolato o staccato dalla forma corporea ma da questa tradotto, nella realtà della vita prima ancora che nella espressione artistica; e, nel paesaggio, quell’armonia superiore che permette di manifestare la poesia delle cose senza tentar l’assurdo di realizzare una realtà troppo complessa.”

 

 Questa Mostra di Abbazia rappresenta per Nuzzi Chierego-Ivancich una bellissima tappa del suo cammino artistico cosparso di fulgide promesse: vi emergono, in modo evidente, la sua maturità d’arte, la sua vasta conoscenza della tecnica pittorica e una indiscutibile personalità, elementi che la onorano e le procureranno certamente tutta la simpatia e le adesioni del nostro pubblico.

 

 Si osserva nei suoi quadri una spiccata varietà di tecniche, la quale dimostra come l’artista consideri il soggetto nell’atmosfera della sua intrinseca espressione e lo dipinga così, lasciandosi guidare dalla sua fine sensibilità, sicura com’è del disegno e dell’impasto cromatico. Non si rivela quindi nelle sue opere una determinata scuola predominante, ma ben si osserva la base di severi studi, compiuti con buoni maestri e suffragati da una innata disposizione.

 

 Pittrice delicata, elegante, equilibrata, fedele ai canoni tradizionali della pittura, eppur così viva, fresca, aderente ai nostri tempi, Nuzzi Chierego-Ivancich eccelle nell’arte del ritratto con grazia, profondità di sentimento, signorilità e distinzione. Le sue figure risaltano per morbida plasticità, per un diffuso senso di vitalità interiore, per naturalezza di posa: fattori che ci dicono con qual profonda spiritualità artistica essa consideri, studi e tratti i suoi modelli.

 

 Maternità è una delle opere che più commuove: in essa la poesia dell’austera concezione si effonde con un senso quasi mistico, di elevato significato umano e sociale; si espande il senso ideale della purezza della donna sublimato nella sua luminosa e dolce missione materna. La luce che ravviva la figura della madre e avvolge il bambino steso al suo grembo, assume un significato che dà alla tela una spiritualità superiore. E’ trattato con bell’impeto artistico nello scorcio e nel gioco dei movimenti ed ha un’impronta vigorosa di eminente valore. Queste qualità si ripercuotono del resto in tutti i ritratti della Mostra. Avvince “Lampada rossa” che è ritratto di bella fattura, originale, accurato, rispecchiante la figura femminile in un atteggiamento leggiadro, di cui colpisce lo sguardo raccolto in un nostalgico lontano pensiero. La serica veste rossa è accesa da un raggio di sole che dà al quadro un tono elevato, rafforzato da una profonda conoscenza psicologica del soggetto che esprime l’armonia di un’anima gentile e appassionata.

 Dolce sinfonia di colori derivanti sempre da una tristezza per quanto gioconda, composta, si nota in “Sorriso”, figura incisiva, plastica, espansiva e comunicante che piace anche per l’originalità dell’inquadratura.  Profusione di luce e molta serenità si denotano nella “Lettura” ove il volto femminile chino sul libro aperto esprime concentrazione di pensiero; e anche qui, benché le palpebre socchiuse nell’atteggiamento della meditazione nascondano la forza dello sguardo, il ritratto è vivo, parlante, convincente.

 

 “Donna pugliese” preannuncia, nell’abbozzo vigoroso del ritratto, le qualità scultoree dell’artista: è una testa di viva espressione, da cui trabocca energia e decisione. La forte volontà, la franca rudezza di questa donna semplice, lavorativa e soprattutto madre, sono marcate dallo sguardo acuto, penetrante e volitivo, dalla tensione muscolare del collo, dalla incisiva plasticità del volto.

 

 Una delicata testina di vecchia è il ritratto “Argento-avorio” che l’artista deve aver dipinto con predilezione. Belle le tele “Vecchio”, “Hiberia”, “Renata…”; profondamente sentito nell’esaltazione materna “Madonna col bambino”, suggestivo “Marie”, ammirati i ritratti “Avvocato”,”Mio marito” e “Operaio”.

 

 Sono i bambini però quelli che specialmente attraggono la gentile artista; con essi ella gioisce, e sente vibrare l’animo in unisono a quello spirito di maternità che domina tutta la Mostra come un vessillo di vita e di fede. Ed ecco il gustosissimo quadro dei “Bambini d’Alto Adige”, tre paffuti fanciulli biondi e dagli occhi ceruli, graziosamente goffi nell’ingenuo atteggiamento della posa; oltre ai valori cromatici espressi con una foga che piace, c’è nel quadro profusione di amore infantile, di poesia paesana, di vita semplice e sana. Esso apre la via ai ritratti di bambini, uno più vivente dell’altro, come l’aristocratico pastello “Margherita Camerini” trattato con bella tecnica in una distesa di toni sobri amalgamati da una luminosità dominante in cui si afferma la dolce espressione della bambina ritratta; la fine figura di “Luisella” che spicca nella posa aggraziata con la vaporosa veste azzurro rosa. Bambini e bambini. Ecco il graziosissimo “Risveglio” che presenta un piccino appena desto con gli occhi ancora assonnati e languidi, ecco “Renata”, ecco il fine disegno “Piccina” ed ecco ancora l’ottima sanguigna “Maternità”.

 

 Opera d’arte pregevole è il Nudo centrale, pulsante di vitalità ed emergente dallo sfondo nel gioco dello scorcio delicato, morbido, di notevole forza coloristica. Seguono il Nudo (N° 19) ammirato per la naturalezza della posa e l’eleganza delle linee, lo studio del “Dorso” ed un altro nudo a pastello.

 

 Completano la Mostra pittorica numerosi soggetti di paesaggio, interni e fiori ad olio e a pastello. Piacciono, per la loro espressione armoniosa, le visioni pittoresche, gli accordi poetici, i bozzetti sul lago Maggiore, le vedute montane di Gressoney i giardini di Alassio, le visioni del Garda, eppoi fiori e fiori: anemoni, violacciocche, calendole, primule…

 

 

 Nuzzi Chierego-Ivancich presenta infine in questa Mostra una sua scultura: un Nudo in bronzo che afferma appieno le sue capacità artistiche e indica le sue notevoli possibilità in questo genere d’arte ove s’impone per l’armoniosa plasticità, anatomicamente molto curata, della sinuosa figura.  

                                           Ettore Cozzani

 1938, 2 giugno  – anno XVI - La Vedetta d’Italia Fiume – Abbazia - Laurana (dalla provincia del Carnaro):

 La Mostra dell’artista fiumana Nuzzi Chierego-Ivancich

 1938, mercoledì 1 giugno, anno XVI – Da “Il Piccolo della Sera”, pag. II, Cronache delle Provincie giuliane: La Mostra della pittrice e scultrice Nuzzi Chierego-Ivancich – ad Abbazia

 (e.c.) Ha aperto al Padiglione delle esposizioni di Abbazia, auspice l’Associazione Donne Artiste e Laureate, una sua mostra personale d’arte la scultrice e pittrice Nuzzi Chierego-Ivancich, di Fiume, domiciliata da parecchi anni a Milano, ove si è affermata in modo molto lusinghiero nel campo artistico.

 

 Pittrice delicata, elegante, equilibrata, fedele ai canoni tradizionali della pittura, eppur così viva, fresca, aderente ai nostri tempi, Nuzzi Chierego-Ivancich eccelle nell’arte del ritratto con grazia, profondità di sentimento, signorilità e distinzione. Le sue figure risaltano per morbida plasticità, per un diffuso senso di vitalità interiore, per naturalezza di posa: fattori che ci dicono con qual profonda spiritualità artistica essa consideri, studi e tratti i suoi modelli.

 

 “Maternità” è una delle opere che più commuove: in essa la poesia dell’austera concezione si effonde con un senso quasi mistico, di elevato significato umano e sociale; si espande il senso ideale della purezza della donna sublimato nella sua luminosa e dolce missione materna. La luce che ravviva la figura della madre e avvolge il bambino steso al suo grembo assume un significato che dà alla tela una spiritualità superiore. E’ trattato con bell’impegno artistico nello scorcio e nel gioco dei movimenti ed ha un’impronta vigorosa di eminente valore. Queste qualità si ritrovano del resto in tutti i ritratti della Mostra. Avvince “Lampada rossa” che è un ritratto di bella figura, originale, accurato, rispecchiante la figura femminile in un atteggiamento leggiadro di cui colpisce lo sguardo raccolto in un nostalgico lontano pensiero. La serica veste rossa è accesa da un raggio di sole che dà al quadro tono elevato, rafforzato da una profonda conoscenza psicologica del soggetto che esprime l’armonia di un’anima gentile e appassionata.

 

 Dolce sinfonia di colori derivati sempre da una tavolozza per quanto gioconda, composta, si nota in “Sorriso”, figura incisiva, plastica, espansiva e comunicante che piace anche per l’originalità dell’inquadratura. Profusione di luce e serenità si denotano nella “Lettura”, ove il volto femminile chino sul libro aperto esprime concentrazione di pensiero; e anche qui benché le palpebre socchiuse nell’atteggiamento della meditazione nascondano la forza dello sguardo, il ritratto è vivo, parlante, convincente.

 

 “Donna pugliese” preannunzia, nell’abbozzo vigoroso del ritratto, le qualità scultoree dell’artista: è una testa di viva espressione, da cui trabocca energia e decisione. La forte volontà, la franca rudezza di questa donna semplice, lavorativa e soprattutto madre, sono marcate dallo sguardo acuto, penetrante e volitivo, dalla tensione muscolare del collo, dalla incisiva plasticità del volto.

 

 Una delicata testina di vecchia è il ritratto “Argento-avorio” che l’artista deve aver dipinto con predilezione. Tele: “Vecchio”, “Hiberia”, “Renata”…; profondamente sentito nell’esaltazione materna “Madonna col Bambino”, suggestivo “Marie”, ammirati i ritratti “Avvocato”, “Mio marito”, “Operaio”.

 

 Sono i bambini però quelli che specialmente attraggono la gentile artista; con essi elle gioisce, e sente vibrare l’animo in unisono a quello spirito di maternità che domina tutta la Mostra come un vessillo di vita e di fede. Ed ecco il gustosissimo quadro dei “Bambini d’Alto Adige”, tre paffuti fanciulli biondi e dagli occhi ceruli, graziosamente goffi nell’ingenuo atteggiamento della posa; oltre ai valori cromatici espressi con una foga che piace, c’è nel quadro profusione di amore infantile, di poesia paesana, di vita semplice e sana. Esso apre la via ai ritratti di bambini, uno più vivente dell’altro, come l’aristocratico pastello “Margherita Camerini”, trattato con bella tecnica in una distesa di toni sobri amalgamati da una luminosità dominante in cui si afferma la dolce espressione della bambina ritratta; la fine figura di “Luisella” che spicca nella posa aggraziata con la vaporosa veste azzurro-rosa. Bambini e bambini. Ecco il graziosissimo “Risveglio” che presenta un piccino appena desto con gli occhi ancora assonnati e languidi, ecco “Renata”, ecco il fine disegno “Piccina” ed ecco ancora l’ottima sanguigna “Maternità”.

 

 Opera d’arte pregevole è il “Nudo” centrale, pulsante di vitalità ed emergente dallo sfondo nel gioco dello scorcio delicato, morbido, di notevole forza coloristica. Seguono il “Nudo” (N. 19) ammirato per la naturalezza della posa e l’eleganza delle linee, lo studio del “Dorso” e un altro nudo a pastello.

 

 Completano la Mostra pittorica numerosi soggetti di paesaggio, e interni e fiori ad olio e a pastello. Piacciono per la loro espressione armoniosa, le visioni pittoresche, gli accordi poetici, i bozzetti sul lago Maggiore, le vedute montane di Gressoney, i giardini di Alassio, le visioni del Garda, eppoi fiori e fiori: anemoni, violacciocche, calendole, primule…

 

 Nuzzi Chierego-Ivancich presenta infine in questa Mostra una sua scultura: un nudo in bronzo che afferma appieno le sue capacità artistiche e indica le sue notevoli possibilità in questo genere d’arte ove s’impone per l’armoniosa plasticità, anatomicamente molto curata della sinuosa figura.

 

 

 1938, 1 giugno 938 – “ La Vedetta d’Italia”  pag. 4

 Da Abbazia – La Mostra Nuzzi Chierego-Ivancich al Padiglione delle Esposizioni.

 Domenica nel pomeriggio, con l’intervento di autorità, personalità della Riviera e del capoluogo nonché di una folla di amatori d’arte, ha avuto luogo al Padiglione delle Esposizioni l’apertura della Mostra d’arte della pittrice Nuzzi Chierego-Ivancich organizzata a cura dell’Associazione Donne Artiste e Laureate di Fiume. La mostra comprende circa sessanta opere, in gran parte ritratti, che sono stati molto ammirati per le qualità artistiche, la fine sensibilità spirituale della pittrice fiumana, reduce da Milano, e gli alti meriti dei singoli lavori, di cui avremo occasione di dire diffusamente nei prossimi numeri. La mostra, che assurge a una pregiata attrattiva artistica, richiamerà certamente l’interessamento della cittadinanza e sarà altresì apprezzata dal pubblico cosmopolita che soggiorna attualmente ad Abbazia. La mostra è aperta giornalmente alla mattina e al pomeriggio. L’ingresso è libero.  

 La Mostra della pittrice e scultrice Nuzzi Chierego-Ivancich ad Abbazia 

 (articolo identico a quello su “Il piccolo della Sera” , più sotto, a firma Ettore Cozzani, si suppone)

 

 

 

 La Vedetta d’Italia, 1 maggio 1938 

 1.      Luisella
 2.      Lettura
 3.      Mio marito
 4.      Lampada rossa
 5.      Avvocato
 6.      Argento e avorio
 7.      Operaio
 8.      Donna pugliese
 9.      Marie
 10. Hiberia
 11. Renata
 12. Margherita Camerini
 13. Madonna col bambino
 14. Maternità
 15. Maternità – sanguigna
 16. Bambini d’Alto Adige
 17. Risveglio
 18. Dorso – studio
 19. Nudo
 20. Nudo
 21. Piccina – disegno
 22. Vecchio
 23. Nudo – pastello
 24. Sorriso
 25. Al Sole
 26. Casette di Gressoney
 27. Lago d’Elio
 28. Casetta rossa
 29. Approdo a San Vigilio
 30. Lago di Garda
 31. Lago di Garda
 32. Agave a San Vigilio
 33. Nubi ad Andalo
 34. Cavallino
 35. Estate
 36. Tramonto sul Lago Maggiore
 37. Isola Madre sul Lago Maggiore
 38. Tramonto
 39. Lago Maggiore – pastello
 40. Lago Maggiore – pastello
 41. Isola Gallinaria – pastello
 42. Giardino ad Alassio
 43. Inverigo
 44. Similaun
 45. Valle di Gressoney
 46. Foglie rosse
 47. Crepuscolo
 48. Anemoni
 49. Violacciocche
 50. Violacciocche
 51. Calendole
 52. Primule
 53. Palloni
 54. Piante grasse
 55. Piante grasse
 56. Peperoni
 57. Nudo - bronzo

                                

 Presenta a questa mostra la “Madonna”, che è fra le cose sue ultime e quella “Maternità”, che tanto la fece distinguere, quando la espose la prima volta, a Milano. Un esame approfondito dei due lavori porterebbe facilmente a definire l’arte della Chierego – spiriti e forme – ma non è qui la sede più indicata. Il pubblico vedrà e giudicherà e – siamo sicuri – avrà motivo di molta ammirazione e di molto consenso. Ecco i paesaggi del Lago Maggiore, gli ultimissimi lavori suoi; ecco gli angoli della Brianza pittoresca, che hanno nella Chierego un’altra interprete fedele e innamorata, e del Garda e dell’Alto Adige; ecco i robusti, sodi ed espressivi ritratti e quello del “Vecchio” e della “Donna pugliese”, particolarmente; le “Piante grasse” nell’armonia indovinata dei rossi e dei verdi e “Crepuscolo”, nel quale la pittrice si è cimentata con successo in un tema più vasto ed in una fantasia cromatica non facile né di immediata comprensione per chi si soffermi solo a guardare il lavoro, senza penetrarne lo svolgimento e gli sviluppi dell’assieme. Ripetiamo: dopo gli anni della lunga assenza dalla Sua amata terra fiumana, la Chierego ritorna a far constatare i suoi progressi di artista, a far conoscere ai suoi conterranei, le Sue realizzazioni più recenti, dopo il giudizio benevolo e lusinghiero che le hanno espresso i milanesi, a più riprese ed in più occasioni.

 

 GIOVANNI MUSSIO 

 
Commenti a Mostra   -   Lascia commento